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L’Unipomezia riconquista la vetta: controsorpasso riuscito al Terracina

La formazione del presidente Valle si aggiudica in rimonta il big-match con il Certosa (2-1) e, a seguito della concomitante battuta d’arresto del Terracina a Gaeta, scavalca l’undici di Pernarella e torna al comando della classifica. I capitolini spezzano l’equilibrio con Ferri, bravo a infilare dal dischetto Borghi, ma i rossoblù rimettono subito le cose a posto grazie al nono centro in campionato di Lupi. A griffare la preziosa vittoria, nel corso della ripresa, è il solito Camara, cinico a finalizzare da pochi passi una perentoria azione personale di Ramceski.

Ibrahim Sory Camara (Unipomezia)

L’occasione per il controsorpasso era da sfruttare al volo. E l’Unipomezia, nonostante un impegno dall’elevato coefficiente di difficoltà, non se l’è fatta sfuggire. La formazione allenata da Andrea Casciotti sfrutta al meglio il fattore campo per l’ennesima volta stagionale, si aggiudica in rimonta il big-match con il Certosa (2-1) e, a seguito del clamoroso passaggio a vuoto della capolista Terracina, nell’anticipo di sabato con il Gaeta, balza nuovamente da sola in vetta alla classifica alla vigilia dell’attesa finalissima di Coppa Italia di Eccellenza proprio contro gli uomini di Pernarella. I pometini scendono in campo con la massima concentrazione e, nel primo quarto d’ora, mettono due volti i brividi ai temuti rivali di turno. A portare il primo pericolo alla porta difesa da Palmieri è l’esperto Delgado, il quale svetta in area più alto di tutti, sugli sviluppi di un tiro dalla bandierina, ma spedisce di poco il pallone sul fondo. Successivamente ci prova Morbidelli, a seguito di una bella giocata imbastita sull’asse Paoloni-Delgado, ma anche lui fallisce per una questione di centimetri il bersaglio grosso. Il Certosa, al contrario dei rossoblù, capitalizza al massimo la prima occasione propizia e, al minuto numero diciassette, passa a condurre su calcio di rigore, assegnato dal fischietto di Ciampino per un fallo commesso da Paoloni ai danni di Muzzi. Sul dischetto si presenta lo specialista Ferri, il quale fa centro con un’esecuzione perfetta e costringe Borghi a raccogliere il pallone in fondo alla rete. La gioia del Certosa, cronometro alla mano, dura soltanto due giri di orologio. L’Unipomezia rimette le cose a posto con Lupi, il quale sfrutta al meglio una sponda di Morbidelli, a seguito di un cross dalla corsia sinistra di Paoloni, infila da pochi passi l’incolpevole Palmieri e si toglie la soddisfazione personale di siglare la rete numero nove in campionato. I ragazzi del presidente Valle continuano a fare la partita e, poco prima della mezz’ora, sfiorano il raddoppio con lo stesso Lupi. Il prolifico attaccante si coordina alla perfezione, sugli sviluppi di un lungo cross dalla trequarti campo destra di Ippoliti, indirizza la sfera nei pressi del primo palo con un bel tiro di prima intenzione, ma trova sulla sua strada un reattivo Palmieri, bravo nella circostanza a rispondere presente e a sventare la minaccia. La formazione capitolina, poco prima dell’intervallo, reclama un penalty per un presunto tocco di mano di Delgado nel tentativo di anticipare Di Mario, ma il direttore di gara non è dello stesso parere e non ravvisa gli estremi per l’assegnazione della massima punizione. L’Unipomezia, nella prima parte della ripresa, si mostra più propositivo e, al tredicesimo minuto, ribalta il punteggio a suo favore. Un grande merito va attribuito a Ramceski, subentrato da poco al posto di Delgado, che sale prepotentemente in cattedra, si esibisce in una perentoria azione personale, entra in area dalla destra e serve un assist al bacio per Camara, il quale fa centro con un comodo tap-in e indirizza la sfida del Comunale nei binari più congeniali. La squadra guidata da Casciotti, nell’ultimo terzo di gara ancora da giocare, mostra cuore e muscoli, gestisce al meglio la situazione favorevole, ottiene la quindicesima vittoria in campionato e balza nuovamente da sola in vetta alla classifica con due lunghezze di vantaggio sul Terracina.

Antonio Gravante

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